Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte terza)

Continuo il discorso lasciato in sospeso nella seconda parte del mio articolo sull’investire in istruzione. Un neolaureato impiega mediamente 3 anni a trovare un lavoro a tempo indeterminato (2 anni in più di un diplomato) e nel frattempo è molto frequente il lavoro atipico.

Nel caso del diplomato il lavoro atipico esiste ma è molto meno frequente, anche perché le grosse imprese (dove in genere va a lavorare il diplomato) tendono a utilizzare i contratti di formazione lavoro.

Quindi, nei primi 3 anni dalla laurea (dal 2016 al 2019), il laureato lavorerà circa metà del tempo con stipendi di 900 € al mese (quando lavora) e senza tredicesime per un incasso di circa 16.000 € in 3 anni, contro i 51.000 € che percepirà il suo collega diplomato, facendo così aumentare il gap a 178.000 €.

Nota bene: nei tre anni per trovare lavoro sto considerando una media fra lauree come ingegneria, dove in genere c’è un’attesa media di un anno, e quelle in lettere dove si arriva anche ad oltre 10 anni (in alcuni frequenti casi).

Finalmente, nel settembre 2019, il laureato ha un contratto a tempo indeterminato, ma c’è un però!!! In Italia, al contrario di tutte le altre nazioni europee, non esiste il minimo sindacale in base agli studi ma solo in base alle capacità lavorative. Continue a leggere →

Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte seconda)

Nella prima parte dell’articolo sull’investire in istruzione ho fatto il calcolo di quanto viene a costare, mediamente, far studiare un proprio figlio in modo tale che possa acquisire il famoso “pezzo di carta”.

Sono arrivato alla conclusione che bisogna essere in grado di sborsare almeno 50.000 € se si decide di investire in istruzione all’università. Incominciamo adesso a fare i confronti con i diplomati.

Secondo le statistiche nazionali, un diplomato con professione (geometra, ragioniere, perito industriale) che se la cava a fare il suo lavoro – quindi non uno che si è diplomato a spinte facendosi bocciare 2 o 3 volte – trova lavoro mediamente in 1 anno. Continue a leggere →

Quanto rende l’investimento in ISTRUZIONE? (parte prima)

Oggi ti parlerò di un argomento molto particolare: quanto rende l’investimento in istruzione?

Mentre facevo le mie ricerche su internet, mi sono imbattuto per puro caso in un sito dove riportavano un articolo di Bankitalia s.p.a. su quanto rende “investire” in un titolo di studio (l’articolo lo trovi cliccando qui).

Nello studio si evidenzia come investire in una laurea quinquennale renderebbe oltre il 9% annuo netto. Quindi l’investimento in istruzione è da preferire, in teoria, a qualsiasi forma di investimento: azioni, immobili, aprire delle attività, eccetera.

Ho pensato bene di fare dei calcoli per vedere se è vero che investire in istruzione sia da preferire, al livello puramente economico, rispetto a tutte le altre forme d’investimento…

Do per scontato che si parte dal fatto che tutti hanno almeno il diploma, quindi il mio calcolo sui rendimenti verte fra la differenza diplomati/laureati. Continue a leggere →

Attualizzazione: I grafici

Abbiamo considerato, in precedenti articoli, i metodi di attualizzazione dei valori monetari. Ma cosa succede quando consideriamo investimenti in materie prime, mercati azionari, piuttosto che in immobili?

Chiunque si occupi di finanza è abituato, in genere, a considerare l’andamento dei mercati, piuttosto che quello di singoli titoli, o di una materia prima, tramite rappresentazioni grafiche. Il grafico ti consente di avere una chiara rappresentazione del trend, dell’andamento dei mercati. In tal senso siamo soliti dire che un trend assume caratteristiche rialziste, piuttosto che ribassiste o laterali, ma il grafico è sempre fedele?

Non stupirti di questa domanda, in quanto essa riconduce allo stesso tipo di problema che abbiamo affrontato, quando ci siamo occupati di comprendere se paragonare valori monetari del passato e del futuro con quelli attuali avesse o meno senso, dal punto di vista economico, ed abbiamo compreso la necessità, l’opportunità di ricalcolare valori monetari passati e futuri tramite metodi di attualizzazione, cioè considerando non il valore nominale, ma quello reale, ossia legato al potere d’acquisto. Continue a leggere →

Capitalizzazione composta e attualizzazione

Abbiamo considerato, in precedenti articoli, il senso delle procedure di attualizzazione di valori monetari ed il loro pratico utilizzo. Adesso vediamo gli effetti nella captitalizzazione composta!

Nei nostri esempi abbiamo considerato sempre ipotesi nelle quali i flussi finanziari guadagnati non venivano reinvestiti. Se, ad esempio, consideriamo un’obbligazione che paga una cedola annua, questa cedola non la reinvestiamo. E se, invece, la reinvestissimo?

Il nostro obiettivo, in questo articolo, è quello di calcolare i diversi flussi finanziari che derivano dalla operazione, di seguito indicata, nelle due diverse ipotesi, di mancato reinvestimento e di reinvestimento dei flussi cedolari. Inoltre, per ognuna delle due ipotesi, considereremo sia i valori monetari, sia quelli attualizzati.

Consideriamo le due diverse ipotesi. Obbligazione a cedola annua del 5%, tassa del 12,5% (es. BTP), tra cinque anni è previsto il rimborso del capitale nominale (pari a 100). Acquisto dell’obbligazione al prezzo di 90. Continue a leggere →